Alternanza scuola-lavoro: dall’innovazione della 107 alla sperimentazione del sistema duale

Alternanza scuola-lavoro:  dall’innovazione della 107  alla sperimentazione del sistema duale

Si chiama “Alternanza scuola-lavoro” e intende fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, le competenze lavorative che appaiono sempre più necessarie per inserirsi agevolmente nel mercato del lavoro. D’altronde la debolezza del rapporto tra scuola e mondo produttivo e del lavoro rappresenta, come è noto, una delle più evidenti criticità dell’economia e della società italiane: i giovani hanno livelli di istruzione sempre più alti, ma non riescono a sviluppare quelle competenze che si apprendono solo attraverso la partecipazione al mondo del lavoro. Per affrontare tale criticità del regime nostrano di transizioni scuola-lavoro, ispirandosi esplicitamente all’esperienza tedesca della formazione duale, il Governo di Matteo Renzi, ha riformato con “La Buona Scuola” il decreto legislativo 77/2005 della riforma Moratti, dal nome dell’allora Ministro dell’istruzione, Letizia Moratti, proprio in materia di “Alternanza scuola-lavoro”.

In realtà, la discussione su come migliorare la transizione scuola-lavoro procede ormai da decenni e ha riempito non solo le pagine delle riviste scientifiche e accademiche, ma anche quelle dei quotidiani. Il messaggio che esce fuori da queste pagine è chiaro e inequivocabile. Se si vuole far fare un passo in avanti davvero innovativo alle transizioni scuola-lavoro, occorre cambiare in profondità la didattica, introducendo profonde innovazioni organizzative e gestionali, che, come tutte le novità, non possono essere indolore.

Al momento, molte scuole (soprattutto i licei) si stanno ancora interrogando su quali cambiamenti nella didattica porterà con sé l’introduzione di un numero così significativo di ore di Alternanza scuola-lavoro (400 negli istituti tecnici/professionali e 200 nei licei), che coinvolge un numero così rilevante di studenti (a regime saranno 1,5 milioni).

Il rapporto presentato è frutto di un lavoro di meta-analisi di ricerche sull’argomento, arricchito da tre “casi-studio” frutto di interviste privilegiate a specifici stakeholder.

Innanzitutto, al centro dell’analisi, c’è lo studio del sistema duale tedesco, non tanto come un modello da importare, quanto piuttosto come una “guida” alla quale le istituzioni scolastiche e le imprese italiane possano ispirarsi per trarre insegnamento. L’Alternanza, infatti, non è una forma di apprendistato, né ha finalità produttive, ma è una modalità di insegnamento e di apprendimento che serve, innanzitutto, alla formazione della persona, della quale favorisce lo sviluppo delle competenze.

Nel seguito del lavoro, all’interno di un quadro caratterizzato dalla presenza di migliaia di progetti di Alternanza, ci si è soffermati su alcune buone idee che, crediamo, possano offrire spunti interessanti per la definizione di modelli generali e di “Buone pratiche”.

Infine, l’analisi dell’attuazione dell’Alternanza scuola-lavoro si è soffermata su tre “focus” tematici:

  1. il modello di alternanza applicato nella Provincia autonoma di Bolzano e dell’Alto-Adige, che rappresenta un contesto di “avanguardia” (nonché crocevia tra i modelli italiano e tedesco di transizione scuola-lavoro);
  2. l’applicazione della riforma a Napoli, una città del Mezzogiorno che ha dimostrato, come si vedrà, un certo dinamismo;
  3. un approfondimento sul Progetto Desi realizzato dalla Ducati, la nota casa motociclistica italiana, che ha elaborato nel corso degli anni un modello di alternanza all’avanguardia, che si ispira al sistema duale tedesco, ma attuato in Italia nel rispetto delle norme vigenti.

Nelle osservazioni conclusive, una serie di “Regole d’oro”, ovvero proposte e soluzioni innovative sul piano didattico, organizzativo e tecnologico per far funzionare meglio l’Alternanza scuola-lavoro in Italia.

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