Le farmacie in Italia: prospettive e opportunità nel futuro contesto normativo

Le farmacie in Italia: prospettive e opportunità nel futuro contesto normativo

“I farmaci sono una parte essenziale dell’assistenza sanitaria e nuovi farmaci vengono sviluppati costantemente. Assicurare l’utilizzo appropriato di farmaci è uno dei compiti cruciali dell’assistenza sanitaria di alta qualità alla popolazione. Misurare quali farmaci e con che modalità sono utilizzati in sistemi di assistenza sanitaria, e come tale utilizzo varia tra paesi, può gettare luce sull’efficienza, la qualità e l’equità dei servizi sanitari” (Richards, 2010).

La spesa farmaceutica territoriale complessiva ha presentato una netta crescita rispetto all’anno precedente pari a +8.9%. Tale crescita è stata in buona parte assorbita dall’introduzione sul mercato di alcuni nuovi farmaci ad alto costo (in particolare i farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione DAAs per la cura dell’epatite C cronica). La spesa pubblica complessiva per farmaci di categoria A (compresa la loro distribuzione diretta) è ammontata a 13.4 miliardi di euro circa con pari a circa il 61.5% della spesa farmaceutica territoriale. La crescita è stata del 13.1% imputabile ad un aumento di più del 50% della spesa per farmaci in distribuzione diretta e per conto, mentre è leggermente calata la spesa farmaceutica convenzionata netta.

Trend in continua e lenta crescita è quello delle prescrizioni mediche (e quindi delle confezioni erogate). Si sono dispensate nel 2015 circa 1.9 miliardi di confezioni con un aumento dello 0.1% rispetto all’anno precedente.

A fronte di un aumento costante delle ricette il calo della spesa registrato negli anni precedenti (nel 2014, ha fatto registrare un calo del -3,1% rispetto al 2013) era in buona parte da attribuirsi alla diffusione dei farmaci equivalenti, alle varie trattenute imposte alle farmacie e agli interventi adottati a livello regionale, quali, in particolare, l’aumento dei ticket pagati dai cittadini e la distribuzione diretta di medicinali acquistati dalle ASL.

Le farmacie si pongono quindi in un ruolo fondamentale nella libera scelta del cittadino di servirsi di prodotti sanitari:

· sono il primo presidio sanitario cui si rivolgono spesso i cittadini – o come identificato dal legislatore l’ultimo presidio perché più prossimo al cittadino stesso nell’accesso al farmaco – una volta in possesso dei farmaci stessi infatti non vi è più alcuna mediazione professionalizzata tra il cittadino e l’utilizzo improprio del farmaco stesso;

· sono il secondo presidio (dopo i medici), in grado di ridurre la spesa sanitaria (sia essa a carico del SSN o del cittadino stesso) a parità di servizio.

Nonostante le spinte verso il ritorno a farmaci con marchio, fatta eccezione per il 2015 (per i motivi sottolineati da AIFA), nei sette anni precedenti si è osservato a livello aggregato un trend della spesa virtuoso per utenti finali e per SSN. Il settore delle farmacie rimane nonostante tutto sotto i riflettori mediatici.

Questa ricerca grazie all’utilizzo di dati acquisiti dal SOSE indaga la situazione delle farmacie in Italia ad un livello di dettaglio regionale e provinciale allo scopo di determinare lo stato di salute del settore e come i servizi forniti dalle farmacie stesse, le loro strategie di business e, laddove presenti, le società di capitali abbiano impattato sul settore della distribuzione del farmaco.

L’analisi si focalizza su alcuni punti chiave di interesse per il sistema nazionale sia dal punto del “policy maker”, che dal punto degli agenti partecipanti a questo mercato, nella fattispecie le farmacie e i consumatori. I cardini dell’analisi sono fondamentalmente due. Da un lato una analisi delle differenze territoriali nel business farmacia che evidenzia come vi siano disequilibri regionali (e provinciali) non imputabili a dinamiche di mercato legate a cosiddetta “legge della domanda e dell’offerta“. Nello specifico si osservano differenze nella redditività delle farmacie che non sono spiegabili con le differenze economiche tra le differenti aree del paese, ancor più in un settore che deve la grandissima parte del proprio fatturato ad un bene a domanda fondamentalmente anelastica (i farmaci).

Dall’altro lato l’analisi mira ad osservare quelle società di capitali che oggi operano nel settore della vendita al dettaglio dei prodotti farmaceutici. Prima del DDL Concorrenza infatti (e ad oggi in attesa del completamento dell’iter legislativo) le società di capitali potevano accedere solo alla gestione di alcune farmacie pubbliche: trattasi infatti di società che hanno ottenuto l’affidamento della gestione delle farmacie comunali. Sebbene le società di capitali attualmente operanti sul mercato quindi non rispecchino fedelmente le possibili società interessate ad entrare all’interno del mercato della distribuzione del farmaco al dettaglio (né l’eventuale capacità delle stesse di modificarne l’organizzazione), esse sono un primo preliminare campione che permette quantomeno di valutare se, società che già stanno operando nel mercato, stiano agendo meglio o peggio (in termini di profitti e o di servizi) degli attori classicamente presenti (i farmacisti titolari).

[Scarica il report finale]

 

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