Per una riforma del Ticket Licenziamento

Per una riforma del Ticket Licenziamento

Ricercatore: Roberto Leombruni – Università di Torino

La legge 92/2012 ha introdotto una tassa sul licenziamento (il cosiddetto “ticket”) come forma di co-finanziamento del sussidio nASpI, che ha consentito da un lato di renderne l’assegno più generoso, dall’altro di introdurre un incentivo per le imprese a prendere decisioni di licenziamento che tengano conto anche dei costi sociali legati a queste scelte.

Il ticket però presenta dei difetti di disegno, innanzitutto per il metodo di calcolo che non considera né il livello della retribuzione né il lavoro part time. Questo implica un contributo regressivo, che oltre a porre questioni di equità produce un aggravio nel costo del lavoro che per il lavoro part time a bassa qualifica è quantificabile nel 6-7%.

Inoltre, è in scadenza a fine 2016 l’esenzione dal contributo prevista nel caso dei cambi di appalto in presenza di clausole sociali. L’esenzione riguarda settori dove le clausole sociali già operano efficacemente per limitare il più possibile i costi sociali legati al licenziamento. Nel caso dei Multiservizi, il cui CCNL per primo ha introdotto una clausola sociale, il 90% dei lavoratori licenziati dall’azienda in uscita dall’appalto è reimpiegato in modo stabile dall’azienda che subentra; percentuale più che doppia rispetto a quanto si osserva negli altri settori.

L’estensione del contributo ai cambi di appalto quindi non sarebbe giustificato né dalla ratio stessa della legge, né dalla necessità di finanziare il pagamento della nASpI – l’esenzione infatti riguarda solo i lavoratori che in applicazione della clausola sono effettivamente riassunti dall’azienda subentrante.
Al contrario, rischierebbe di deteriorare le dinamiche virtuose che le clausole sociali hanno prodotto nei settori labour intensive, per l’operare di possibili effetti distorsivi in contrasto con le più recenti riforme del mercato del lavoro, che vanno dalla penalizzazione del lavoro part time, al ritorno a forme di lavoro precarie, all’incentivo alla partecipazione alle gare d’appalto con offerte al ribasso da parte delle imprese titolari.

Le analisi proposte suggeriscono innanzitutto di prevedere in via definitiva la non applicabilità del contributo nel caso dei cambi di appalto. Anche la modalità di calcolo del ticket però richiede un ridisegno, che vada verso un contributo commisurato all’eventuale costo sociale generato – rapportandolo quindi alla retribuzione media mensile – in modo da eliminarne la natura regressiva e da garantire un più equo aggravio del costo del lavoro tra settori diversi dell’occupazione.

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